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giustizia socio-ambientale e lotta alle eco-mafie

L’associazione R.E.S.T.A. nasce il 25 aprile 2021 nel Vallo di Diano (SA) ed è composta da molte attiviste e da molti attivisti unite e uniti non solo da un amore viscerale per la terra natìa, che in ogni modo cercano di curare e preservare, bensì da una visione ecologica del mondo che converge in una limpida consapevolezza: l’indissolubile co-appartenenza di natura e umanità.

Qualsivoglia etica e cultura socio-ambientale non può ignorare la sua funzione di supporto concreto e praticabile alla prassi politica confacente a una rigenerante e sovversiva visione del vivere comune. In tal senso R.E.S.TA. è volta a costruire le basi di un’azione autonoma e democratica per la tutela di valori collettivamente condivisi in un’ottica mutualistica, pluralistica e dinamica, ribadendo così l’importanza d’un ripristino dell’equilibrio ecologico al fine d’armonizzare l’operato umano con il ciclo vitale dei biomi.

Murray Bookchin ha scritto «Se abbiamo un’ampia visione ecologica della natura possiamo formulare un’etica della complementarità che si nutre di diversità, al posto di un’etica che tutela l’essenza individuale da un’alterità minacciosa e invadente. In realtà, l’essenza della vita può essere vista come un’espressione d’equilibrio piuttosto che come semplice resistenza all’entropia […]. Infine, il sé può essere visto come risultato dell’integrazione, della comunità, del mutuo appoggio, senza che ne venga in alcun modo sminuita l’identità individuale e la spontaneità personale».

Al di là delle statiche e preconcette gerarchie concettuali, v’è un’evoluzione delle forme di vita che s’influenzano reciprocamente, si commisurano tra loro e con l’ambiente susseguendosi nel tempo. Ciò inevitabilmente scardina l’ideologia secondo cui esisterebbe un indiscusso dominio antropico e un granitico dualismo umanità-natura. Pertanto, la giustizia socio-ambientale a cui anela R.E.S.TA. è il frutto della inesausta volontà di contrastare lo sfruttamento ambientale, la logica avvelenata del profitto, l’atomizzazione sociale, le eco-mafie e il biocidio che ne deriva.

R.E.S.T.A.

Di seguito l’intervista ad alcunə attivistə: Giuseppe Luisi, Samantha Curcio e Davide Marra.

Quali sono le motivazioni che v’hanno indotto a costituire l’associazione R.E.S.T.A.?

«Dunque, l’idea generale appena siamo partiti è stata quella di provare a costituire una rete perché nell’aprile del 2021 l’operazione Shamar e l’operazione Febbre dell’oro nero, che riguardano lo sversamento di sostanze tossiche e quindi la possibile contaminazione di diversi terreni siti nel Vallo di Diano, ci hanno spinto a svolgere una riflessione. Sia perché già qualche anno prima ci siamo interessati alla questione del potenziale disastro ecologico – in particolar modo soffermandoci sul processo Chernobyl – cercando così di recapitare le nostre istanze alle istituzioni locali e regionali. Sia perché più recentemente abbiamo avvertito la necessità d’indire un’assemblea pubblica nonostante le difficoltà derivanti dalle restrizioni anti-covid. Pertanto, s’è svolta una open call online con lo scopo di commisurare il grado di partecipazione e la possibilità d’avere coscienza in merito a quanto accaduto, ma soprattutto per porre fine alla diffusa frammentarietà sociale. Con ciò, quindi, provare a comporre una rete fatta da singole sensibilità vicine ai temi socio-ambientali e che spesso hanno già investito tempo ed energie per affrontare tali problematicità.

Difatti, alla prima assemblea hanno risposto il comitato No Petrolio, il comitato No Biometano e il comitato No Terna; realtà figlie d’una storia di resistenza rispetto alle grandi opere, all’impatto ambientale che ne scaturisce e alle contaminazioni malavitose che di conseguenza s’infiltrano capillarmente nel territorio, su cui è calato un assordante silenzio negli anni al punto da non riuscire a tracciare una cronistoria che potesse farci comprendere quanto il Vallo di Diano sia soggetto al pericolo della criminalità organizzata ma soprattutto individuare da quali aree nello specifico abbia origine tutto ciò. A tal proposito, ci siamo confrontati, abbiamo preso coraggio e, realizzando questa rete, abbiamo provato a teorizzare delle proposte conformi alle differenti realtà d’ognunə e relative alle molteplici esperienze individuali: gradualmente abbiamo deciso di camminare insieme.

Successivamente dalle varie e molto partecipate assemblee è nata l’esigenza di prendere nell’immediato una posizione pubblica e così il 25 aprile 2021 è stato protocollato un documento con sei proposte che toccano tutti i temi di cui ci occupiamo prevalentemente e da cui, inoltre, deriva l’acronimo R.E.S.T.A.: Rete, Ecologia, Salute, Territorio e Antimafia. Ovviamente l’acronimo ha una sua simbolicità poiché è anche un invito a restare nel proprio territorio. Quindi sono queste le motivazioni che ci hanno spinto a creare questa rete, divenuta poi legalmente un’associazione vera e propria».

R.E.S.T.A.

Dunque, R.E.S.T.A. nasce e si sviluppa nel Vallo di Diano in provincia di Salerno, ossia un territorio martoriato dalle mire espansionistiche ed egemoniche d’organizzazioni imprenditoriali-criminali, dall’indifferenza d’un ceto politico clientelare e gerontocratico e, infine, dall’assenza di presidi di giustizia, d’infrastrutture sociali e da un dilagante spopolamento. Pertanto, R.E.S.T.A. in che modo s’inserisce in un contesto dilaniato da siffatte enormi criticità?

«Dunque, le attività di R.E.S.T.A., in quanto rete, sono molteplici e spaziano dalle attività di formazione, soprattutto nelle scuole, a momenti di confronto pubblici fondamentali al fine di sviluppare un pensiero critico e, quindi, la consapevolezza di ciò che esiste nel nostro territorio. Nella fattispecie il fenomeno della malavita organizzata che purtroppo colpisce anche noi, ciononostante ci siamo resi conto che l’allarme sociale è praticamente al minimo e, dunque, proprio la contezza di quanto avviene può far sì che si realizzino proposte ben strutturate sia perché l’indignazione di per sé non è sufficiente, sia perché è necessario rivitalizzare in maniera socialmente attiva i molti spazi abbandonati a se stessi.

Pertanto, proprio perché mancano i presidi nasce R.E.S.T.A. che vuole essere un presidio costante di legalità e di giustizia socio-ambientale. Quindi si propone una lotta quotidiana per far sì che possa in questo territorio diffondersi una cultura anti-mafiosa. Perciò, in primis bisogna informare e a tal fine R.E.S.T.A. è molto presente sul territorio anche virtualmente per delucidare le persone in merito a quanto accade e poi, in seconda battuta, urge ricordare quella ch’è la natura vertenziale dell’approccio alla politica e al confronto con le istituzioni.

R.E.S.T.A. non s’è mai tirata indietro e ha affrontato, spesso ardimentosamente, i vari amministratori neghittosi e sordi alle nostre richieste almeno finora. Infatti, si spera un domani in un confronto quantomeno proficuo quand’anche il popolo sarà pronto a mobilitarsi, perché non servono solo degli attivatori sociali ma serve soprattutto una coscienza collettiva e, quindi, una mobilitazione costante da parte della cittadinanza per far sì che gli amministratori abbiano ben chiare quali siano le proprie responsabilità».

Rievocando il processo-farsa Chernobyl, l’inchiesta riguardante il traffico illecito di rifiuti tra Campania e Tunisia e le recenti inchieste «Shamar» e «Febbre dell’oro nero»; è fin troppo evidente il consumarsi – ad appannaggio delle eco-mafie – d’un vero e proprio eco-cidio che colpisce e devasta più territori. Inoltre, ciò è acclarato dall’assenza d’un registro tumori aggiornato dall’ASL Salerno, ormai fermo al periodo 2008/2009. A tal proposito, quali sono le proposte avallate da R.E.S.T.A. al fine di salvaguardare gli ecosistemi, le biodiversità, le attività economiche ecosostenibili e, last but not least, la salute collettiva?

«È una domanda molto interessante, anche perché contiene un dato rilevante: il mancato aggiornamento del registro tumori, fermo per l’appunto al periodo 2008/2009. Difatti, tra le nostre sei proposte v’è proprio quella di riaggiornare il registro tumori, così facendo vogliamo comprendere fino a che punto la minaccia derivante dalle penetrazioni della criminalità organizzata, da Nord a Sud e da Est e Ovest, in questo territorio possa minare, per l’appunto, la salute collettiva affinché sia possibile tutelarla. Tra l’altro l’ultima relazione della Direzione Investigativa Antimafia definisce il Vallo di Diano «territorio cerniera» tra ‘ndrangheta e camorra.

Giacché i processi giudiziari sono lenti, non a caso il processo-farsa Chernobyl s’è concluso con un nulla di fatto: inconsistenza di prove e assoluzione, per evitare che tali precedenti si ripetano R.E.S.T.A. ha deciso di chiedere agli organi preposti, in questo caso all’ASL provinciale e regionale, di rivedere i parametri per uno screening territoriale affinché non ci si focalizzi esclusivamente sull’aggiornamento del registro tumori ma che si preveda una distrettualità, allo scopo di tracciare e analizzare i tassi di incidenza, di mortalità e le tipologie di neoplasie e patologie mediche che si manifestano in specifiche aree potenzialmente contaminate d’un dato territorio. Pertanto, l’altra proposta correlata dal punto di vista tecnico a quest’ultima è il cosiddetto progetto punto zero, già attuato in qualche comune italiano per esempio a Portici, che pone in dotazione degli strumenti per poter rilevare il grado di contaminazione del suolo, delle acque superficiali, delle falde acquifere, dell’aria e della fauna. Il progetto, dunque, prevede un monitoraggio costante degli ecosistemi e un controllo periodico delle percentuali d’inquinamento dipendenti dall’eventuale presenza d’agenti tossici immessi a detrimento dell’ambiente e della popolazione.

Tutto questo permette non solo alle amministrazioni comunali d’avere costantemente un quadro cristallino della situazione sanitaria e ambientale, senza avere il bisogno d’interpellare ogniqualvolta l’ARPAC, bensì consente anche di divincolarsi dalla farraginosità d’iter burocratici scriteriati. In tal modo, quindi, si normalizzerebbe e legalizzerebbe una misura che permette a tuttə d’avere dei dati comprovati e un quadro complessivo per un determinato lasso temporale.

In virtù di ciò, è evidente l’urgenza di confrontarsi maggiormente con chi si occupa di presidiare i territori dal punto di vista legale; elemento, quest’ultimo, che manca effettivamente nel nostro territorio anche per la grave assenza di servizi. A tal riguardo, abbiamo avallato la proposta d’avere un Osservatorio Antimafia nel Vallo di Diano, anche per tentare di sopperire all’assenza d’un palazzo di Giustizia, attraverso cui si consentirebbe alle istituzioni di collaborare con le realtà come la nostra che s’occupano comunque di segnalare, di sensibilizzare e di promuovere processi di partecipazione attiva per stimolare la consapevolizzazione in merito ai rischi reali per chi vive nel Vallo di Diano. Ragion per cui, al netto dei meccanismi d’iper-burocratizzazione e di segretazione delle informazioni, R.E.S.T.A. ha delle proposte risolutive che sono la risultante di anni di studio e di visioni condivise. Per esempio, fruttuosa è la collaborazione con il comitato Fine della Vergogna di Sarno, ricordiamoci che il fiume Sarno è il più inquinato d’Europa, con cui proviamo a creare convergenze d’idee e di pratiche allo scopo di dare una strigliata a chi ricopre ruoli dirigenziali e soprattutto di contrastare la disintermediazione generalizzata che impatta negativamente sulle processualità socio-politiche.

Queste iniziative sono state poste all’attenzione della Comunità Montana Vallo di Diano che inizialmente s’è proposta come ente d’interlocuzione con R.E.S.T.A. ciononostante, dopo un incontro, della fantomatica cabina di regia – ipotizzata in risposta alle istanze da noi evidenziate – che sarebbe stata costituita dai delegati dei comuni, coordinati poi dalla medesima Comunità Montana e in costante rapporto con la società civile, a oggi non ve n’è traccia. Nel frattempo, le problematicità si sono aggravate giacché vi sono aree del Vallo dichiarate ufficialmente inquinate. Infatti, recentemente il sindaco di Atena Lucana ha validato ulteriormente con un’ordinanza d’inibizione di determinati terreni i risultati delle analisi dell’ARPAC che ne attestano la contaminazione. A tal riguardo, circa un anno fa abbiamo provato ad acquistare, tramite una capillare raccolta fondi, le rotoballe di fieno situate sui terreni di produzione prossimi al sito inquinato; quindi, potenzialmente contaminate e con il rischio che venissero immesse nella catena alimentare. Non s’è riuscito a sventare tale pericolo perché alla fine sono state già vendute. La classe politica non è pervenuta seppur queste criticità fossero ampiamente prevenibili. Difatti, bisogna chiarire che la prevenzione non comporta il deturpamento dell’immagine d’un territorio bensì significa averne cura.

Pertanto, R.E.S.T.A. parla di lotta alla devastazione ambientale e lotta alle eco-mafie, nonostante alcuni enti, tra cui Coldiretti Salerno e Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, affermano che, in realtà, il Vallo di Diano incarnerebbe un incontaminato giardino dell’Eden. Dobbiamo smentire continuamente questa narrazione virgiliana e mistificatoria con i fatti. Il Vallo di Diano è purtroppo una terra martoriata dove s’innescano dei business criminogeni che inficiano financo l’imprenditoria locale, oltre a fomentare una cultura della connivenza. Ciò fa paura ma non impedirà a R.E.S.T.A. di proseguire lungo il proprio percorso».

R.E.S.T.A.

Citando Capo Seattle: «L’uomo non ha tessuto la rete della vita, ne è soltanto un filo. Qualsiasi cosa farà alla Terra lo farà a se stesso». Ebbene, la crisi ambientale globale è generata da una pericolosissima frattura metabolica nell’interazione uomo-ambiente. Nell’era del Capitalocene ciò si sostanzia in un processo di mcdonaldizzazione predatorio, alienante e anti-ecologico. Pertanto, come l’eco-attivismo di R.E.S.T.A. – coadiuvato da altre realtà locali e non come Bosco Natìo, Comitato No Petrolio, Libera, StopBiocidio e via discorrendo – può diffondere delle prassi conformi a dei princìpi di responsabilità socio-ambientale affinché si concretizzi un radicale mutamento in seno al pensare e all’agire collettivo?

«La domanda è di per sé complessa perché al momento non è possibile capire come potrebbe l’eco-attivismo di R.E.S.T.A. avere delle conseguenze di tale portata. Difatti, l’eco-attivismo può provare fondamentalmente ad ampliare il raggio di consapevolezza ad altre persone, non limitandosi ai soli attivisti. La forza che può sprigionare l’associazionismo è quella di poter divulgare e interagire con individui di varia estrazione sociale per cercare di sensibilizzarli rispetto a un percorso di vita più attento alle problematiche socio-ambientali. Questo è il focus: avere consapevolezza che quello che si fa alla natura, lo si fa a se stessi. Il problema vero è la mancanza di capacità di comprendere che ciò che si svolge anche quotidianamente in maniera del tutto abitudinaria sta comunque procurando un danno al pianeta e quindi inevitabilmente a noi stessi. Dunque, nell’attuale contesto socio-economico il nostro modo di consumare è molto impattante e va a erodere pesantemente la possibilità di continuare a usufruire di quei prodotti che abitualmente consumiamo. Questo momento di comprensione fa luce su un semplice passaggio: il nostro modo di vivere quotidiano può portarci a ucciderci quotidianamente.

La perdita di prospettiva rispetto all’importanza della propria terra, del contatto con la natura e, quindi, della Terra in generale è per me motivo di grande tristezza, perché è il sintomo d’una incapacità individuale di vivere in armonia con gli habitat circostanti. Nel Vallo di Diano, dove nasce R.E.S.T.A., questa perdita è ancora più palese essendo un ambiente decisamente suburbano con la presenza di molteplici ecosistemi naturali, ciononostante tuttora molte persone ignorano il nostro patrimonio naturalistico come l’intera rete fluviale, l’intero sistema carsico dei Monti Alburni e il cospicuo quantitativo di grotte che sono parte integrante di quest’immensa area. Trovandoci su un enorme giacimento idrico collegato al sistema carsico si comprende anche la ragione per cui la tipologia d’inquinamento inflitta al territorio è pericolosa persino per i territori limitrofi: un avvelenamento delle nostre falde acquifere comporta nello specifico una contaminazione della Piana del Sele.

Ecco, vivere il territorio dovrebbe significare conoscere anche le aree non urbanizzate perché sono la maggior parte dello spazio che ci circonda. Inoltre, non rispettarle significa non rispettarci perché è lì dove viviamo. R.E.S.T.A. anche sollevando dei polveroni ha tentato di mettere in discussione questi meccanismi alienanti e perfino predatori. Basterebbe pensare alla futura apertura d’una filiale McDonald’s a Sala Consilina; un territorio che non necessita affatto d’una attività commerciale del genere, connessa al peggior tipo di sistema economico capitalistico e che, di conseguenza, pauperizzerà anziché arricchire il territorio che potrebbe di per sé prosperare in altri modi. Dunque, R.E.S.T.A. è sicuramente un invito a restare al fine di non rimanere indifferenti alle sorti della propria terra natìa ma ciò, ovviamente, non esenta chi è distante poiché appartiene comunque a questa realtà. Infine, la rete collaborativa ch’è stata costruita può consentirci così di realizzare un futuro dignitoso per il Vallo di Diano perché creando delle basi sociali e culturali solide si costituiranno finalmente a loro volta le condizioni per restare».

L’eco-attivismo di R.E.S.T.A., nel condividere potenzialità, saperi ed emozioni, sprigiona un moto di liberazione d’energia e di contro-potere, stabilisce un rinnovato contatto con le radici terrestri e con i nodi, spesso irrisolvibili, del reale. L’azione trasformativa di chi lotta senza tregua non ha origine da un’idea del mondo per come dovrebbe essere, ma dal conflitto con il mondo per com’è. Un conflitto con l’esistente radicato nelle situazioni, nel contingente e nel molteplice.

Riprendendo un vecchio adagio: «Por donde saldrá el Sol?» (Da dove sorgerà il Sole?) si domandavano gli indigeni americani. Questa è la volontà combattiva che nasce avvolta dalle tenebre. Urge aguzzare lo sguardo per intuire da dove spunterà la luce, senza aver troppo timore dell’ombra. Luce e ombra si susseguono e non si tratta di fantasticare su un altro tempo o luogo, ma di pensare, creare, lottare e resistere mediante il proprio presente.

In ciò si manifesta la libertà come eccesso desiderante, come ambizione imperitura, come dinamica rivoluzionaria. Del resto, la libertà è una frontiera oltre la quale bisogna rischiare, con tutte le incertezze; è una scommessa, è un agire sul bordo abissale dell’esistenza. Così dalla marginalità prorompe la possibilità di costruire assieme una vita altra. Vivere per e attraverso l’epoca oscura: la gioia può nascere quand’è concessa la possibilità d’affrontare le sfide del proprio tempo. Nella lotta si è già più liberi, forse contestare, creare e resistere sono le uniche concrete possibilità che permangono. Da qui, forse, sorgerà il Sole.

Gianmario Sabini

5 x mille Survival